Cos’è, come si valuta e quando è necessaria
Quando si parla di sicurezza di un edificio in risposta a eventi tellurici, il termine più frainteso è proprio vulnerabilità sismica, da non confondersi con rischio sismico. La vulnerabilità è, in pratica, la misura di quanto una struttura sappia reggere alle scosse. In altre parole, indica quanto la costruzione è in grado di resistere alle sollecitazioni sismiche senza subire danni gravi o arrivare al collasso.
Il rischio sismico dipende invece dalla combinazione di tre fattori: pericolosità + esposizione + vulnerabilità
La pericolosità è condizionata dalla probabilità e dalle caratteristiche dei terremoti attesi in una determinata area; l’esposizione considera persone, beni e attività presenti nell’edificio che in un evento sismico potrebbero essere coinvolti. La pericolosità del territorio non può essere modificata, mentre sulla vulnerabilità dell’edificio si può intervenire, riducendo l’entità dei danni: per questo ogni politica di prevenzione parte necessariamente da qui.
Come si calcola la vulnerabilità sismica?
Il percorso relativo alla vulnerabilità sismica è definito dalle Norme Tecniche per le Costruzioni e inizia dalla conoscenza dell’edificio. Prima di qualsiasi calcolo bisogna ricostruire, per quanto possibile, la sua storia: dobbiamo tenere conto di progetto originario, modifiche intervenute nel tempo, precedenti interventi ed eventuali danni subiti. Seguono il rilievo geometrico e strutturale, per conoscere come è realmente composta la costruzione, quindi la verifica dei materiali e, quando necessario, la verifica del terreno del sistema di fondazione. In funzione del livello di conoscenza necessario possono essere eseguite indagini e prove specifiche, come saggi, scarifiche, indagini pacometriche, endoscopiche o termografiche. Tutti questi dati consentono a noi ingegneri strutturisti di costruire un modello di calcolo e analizzare il comportamento della struttura rispetto alle sollecitazioni sismiche.
Un importante risultato della verifica è l’indice di sicurezza sismica, che permette di capire quanto la struttura si avvicina o si discosta dai livelli di sicurezza richiesti oggi dalla normativa per un nuovo edificio. Questo dato però, non va letto da solo. Deve essere interpretato dal tecnico all’interno della valutazione complessiva dell’edificio e in relazione alle sue caratteristiche e alla sua destinazione d’uso.
Quando la verifica è un obbligo
Un edificio apparentemente in buone condizioni può comunque presentare criticità che non sono visibili a un semplice sopralluogo. La sua capacità di resistere o meno a un terremoto dipende infatti da molti fattori, ovvero da:
- materiali utilizzati e loro stato di conservazione – muratura, cemento armato, acciaio, prefabbricato
- epoca di costruzione e norme antisismiche applicate all’epoca
- geometria e regolarità della costruzione
- qualità dei collegamenti e dei dettagli costruttivi
- modifiche, ampliamenti o interventi realizzati nel tempo
- condizioni delle fondazioni e del terreno
La verifica non è sempre lasciata alla discrezione del proprietario e in determinate situazioni la valutazione della vulnerabilità sismica diventa obbligatoria. È il caso, ad esempio, di interventi strutturali importanti, specifici cambi di destinazione d’uso, ampliamenti e sopraelevazioni, oltre che di specifiche categorie di edifici pubblici e strategici, come scuole, ospedali e infrastrutture, la cui funzionalità è essenziale in caso di emergenza.
Detto ciò mi sembra importante chiarire un punto: la valutazione della vulnerabilità non stabilisce da sola cosa fare, ma fotografa il livello di sicurezza e le eventuali criticità dell’edificio. Spetta poi a noi tecnici interpretare i risultati e individuare la strategia più opportuna, stabilendo se siano necessari interventi e se procedere con riparazioni locali, miglioramento o adeguamento sismico, in base anche alle priorità e agli obiettivi del proprietario.
Per chi possiede o gestisce un immobile – soprattutto nelle zone a rischio sismico più elevato – la vulnerabilità sismica non è un adempimento formale, ma lo strumento concreto per prevenire e decidere in tempo, prima che sia un nuovo terremoto a farlo al posto proprio.
Affidarsi fin dall’inizio a un professionista esperto in sicurezza sismica e ricostruzione post terremoto significa affrontare ogni fase con maggiore consapevolezza, al riparo da decisioni affrettate e supportati nel creare le basi per un rientro nell’edificio in piena sicurezza.