Non aspettare che sia il terremoto a mostrarti quanto è fragile la tua casa.
La scienza non è in grado di prevedere con esattezza quando e dove si verificherà un terremoto: le conoscenze attualmente disponibili ci consentono solo di stimarne la probabilità, principalmente sulla base della sismicità storica e delle caratteristiche del territorio. Sappiamo però quali sono le aree più a rischio e quali fattori rendono un edificio più vulnerabile. Per questo la prevenzione non è un lusso, ma una scelta razionale: se da un lato non possiamo impedire che si verifichi un terremoto, dall’altro possiamo almeno mitigarne le conseguenze attraverso la prevenzione sismica e la riduzione del rischio. Il principio di base è semplice: la Protezione Civile si occupa del monitoraggio, della previsione e della prevenzione del rischio sismico, nonché della gestione dell’emergenza e dell’assistenza alla popolazione una volta che il terremoto si è già verificato.
Si tratta di una distinzione netta, ed è il punto su cui insisto sempre: aspettare che un terremoto metta in luce i punti deboli di un edificio significa scoprirli nel momento peggiore possibile, quando nella ricostruzione si devono affrontare contemporaneamente danni, urgenza, burocrazia e costi. Le misure preventive invece ci consentono di operare su una scala temporale diversa: analizzare l’edificio in condizioni normali, individuarne le vulnerabilità, stabilire le priorità e comprendere quali interventi siano realmente proporzionati alle sue condizioni attuali, senza dover spendere subito ingenti somme.Dopo oltre vent’anni di teoria e pratica relative agli edifici colpiti da terremoti, questo rimane per me un principio fondamentale:la prevenzione richiede tempo e risorse, ma un intervento pianificato prima che si verifichi un’emergenza apre possibilità molto diverse da quelle disponibili una volta che l’edificio è già stato danneggiato.
Da dove cominciare per fare prevenzione sismica
Il primo errore da evitare è pensare che fare prevenzione significhi semplicemente “rinforzare la casa”. Ogni edificio ha caratteristiche proprie: una costruzione in muratura reagisce al sisma in modo diverso da una in cemento armato o in acciaio, così come un edificio degli anni ’50 non può essere valutato con gli stessi criteri di uno progettato secondo le più recenti norme antisismiche. Per questo motivo, la prevenzione inizia con la conoscenza dell’edificio e della sua storia. Le NTC prevedono per le costruzioni esistenti una specifica procedura di valutazione della sicurezza, che comprende l’analisi storico-critica, il rilievo, la caratterizzazione dei materiali e la definizione del modello strutturale.
Il livello di approfondimento delle indagini deve essere sempre commisurato alle caratteristiche dell’edificio e all’obiettivo della valutazione. È quindi fondamentale affidarsi a un ingegnere strutturistaChi Sono con competenze specifiche in ambito sismico, capace di trasformare una percezione generica – “la mia casa è vetusta, quindi sarà pericolosa” oppure “non ha mai avuto problemi, quindi deve essere sicura” – in una valutazione tecnica concreta, dalla quale individuare criticità, priorità e interventi realmente necessari.
Vulnerabilità e interventi
Conoscere le vulnerabilità dell’edificio non significa necessariamente dover intraprendere lavori radicali. Per gli edifici esistenti, la normativa distingue tra interventi locali, miglioramento sismico e adeguamento sismico, a seconda dei punti critici individuati e degli obiettivi di sicurezza. La prevenzione non riguarda necessariamente solo la struttura: durante un terremoto anche elementi non strutturali quali cornici, camini, controsoffitti, pareti divisorie, arredi e altre parti dell’edificio che potrebbero cadere o staccarsi possono rappresentare un pericolo. Infatti, la Protezione Civile considera rilevanti ai fini della sicurezza sia i danni agli elementi portanti che quelli agli elementi non strutturali.
A seconda della valutazione, può essere sufficiente intervenire su collegamenti, pareti, solai o singoli elementi strutturali; oppure può essere necessario un intervento più articolato di miglioramento sismico. In determinate situazioni invece, la normativa impone di adeguare l’edificio alle norme vigenti. In ogni caso, l’obiettivo è aumentare la capacità dell’edificio di resistere alle sollecitazioni sismiche e ridurre i rischi per i suoi occupanti. Per raggiungere questo obiettivo servono un progettista strutturale e un’impresa edile qualificata, in grado di tradurre la valutazione tecnica in un intervento realmente efficace.
A chi rivolgersi
Fare prevenzione seria significa mettere in campo competenze diverse, coordinate tra loro. Il riferimento principale è l’ingegnere strutturista, che si occupa di diagnosi, rilievi, valutazione della sicurezza e progettazione degli eventuali interventi. Quando la situazione lo richiede, entra in gioco anche il geologo, per analizzare le caratteristiche del terreno e, soprattutto in presenza di pendii, cedimenti o condizioni geologiche complesse, valutarne l’interazione con l’edificio. Le NTC 2018 prevedono infatti specifiche indagini e modellazioni geologiche e geotecniche in relazione al tipo di opera e alla complessità del sito.
Se si accede a contributi pubblici e incentivi fiscali, è inoltre necessario il coinvolgimento delle figure abilitate per gli adempimenti tecnici e fiscali previsti. Non è, quindi, un percorso da improvvisare né da fare da soli, ma può essere molto semplificato quando c’è un tecnico di riferimento che coordina le diverse competenze e accompagna il proprietario nelle varie fasi.
Affidarsi fin dall’inizio a un professionista esperto in sicurezza sismica e ricostruzione post terremoto significa affrontare ogni fase con maggiore consapevolezza, al riparo da decisioni affrettate e supportati nel creare le basi per un rientro nell’edificio in piena sicurezza.