Sapere cosa fare durante e dopo un sisma
Dopo più di cento interventi post‑sisma, ho imparato che la sicurezza si costruisce dentro le case e dentro le famiglie giorno dopo giorno, attraverso edifici più sicuri e persone più preparate che sappiano come comportarsi, dove andare e come comunicare, durante e dopo una scossa. Questa guida nasce dalla mia esperienza sul campo e dalle indicazioni ufficiali della Protezione Civile.
Prima del terremoto
Non possiamo sapere quando arriverà un terremoto, ma possiamo prepararci per ridurre i rischi e affrontare l’emergenza con maggiore lucidità, anziché in preda al panico. Il primo passo è conoscere l’edificio in cui viviamo: come è stato costruito, con quali materiali, in quale periodo e quali modifiche ha subito nel tempo. Se ci sono dubbi sulla sicurezza, una valutazione tecnica della vulnerabilità sismica permette di passare dalla preoccupazione a una conoscenza concreta delle condizioni della struttura.
Con semplici accorgimenti alla portata di tutti possiamo iniziare a ridurre i pericoli dentro casa: fissare alle pareti mobili alti e librerie, sistemare gli oggetti pesanti nei ripiani più bassi e assicurare quadri e specchi per evitare che possano cadere. È altrettanto importante che tutti in famiglia sappiano dove si trovano e come chiudere il gas, l’acqua e l’interruttore generale dell’elettricità, così da poter intervenire dopo una scossa, se necessario e sempre in condizioni di sicurezza.
Il piano di emergenza familiare
Va preparato prima, non durante il terremoto. Chi ha vissuto un evento sismico sa quanto l’incertezza possa alimentare la paura: un piano di emergenza condiviso in famiglia non la elimina, ma aiuta a gestirla. Definire con calma ruoli, punti di incontro e modalità di comunicazione evita di prendere decisioni improvvisate proprio quando la situazione è più concitata.
Il piano di emergenza è infatti concepito per rispondere in anticipo a queste domande concrete:
- Dove ci ripariamo durante la scossa?
- Come preparare lo zaino per essere autonomi nell’emergenza?
- Dove ci incontriamo se dobbiamo uscire?
- Qual è l’area di raccolta prevista dal Comune?
- Come ci mettiamo in contatto se siamo separati?
- Chi si occupa di bambini, anziani o animali?
- Chi verifica che tutti siano al sicuro?
È fondamentale, inoltre, conoscere il Piano di protezione civile del proprio Comune e le relative aree di attesa. Si può anche stabilire un punto di raccolta familiare, in una zona sicura e lontana da edifici, cornicioni, alberi, lampioni e linee elettriche.
Il kit di emergenza è la promessa che se succede, siamo pronti
Il kit di emergenza dovrebbe garantire autonomia per almeno 24 ore: documenti, acqua, cibo non deperibile, medicine, torcia, radio, batterie di scorta. L’ideale sarebbe averne uno per ogni componente della famiglia: andrebbe tenuto vicino alla porta d’ingresso – mai in cantina o soffitta – in un posto conosciuto da tutti.
La Protezione Civile raccomanda in particolare:
- torcia elettrica e batterie di ricambio
- radio a pile
- cassetta di pronto soccorso e medicinali abituali
- copie di documenti e chiavi di auto e casa
- caricabatterie e, se disponibile, una powerbank
- acqua e alimenti a lunga conservazione
- qualche indumento essenziale
Il kit ha bisogno di essere controllato ogni sei mesi, per sostituire ciò che scade o si deteriora. Il contenuto va poi adattato alla famiglia: bambini piccoli, anziani, animali domestici e altre esigenze particolari richiedono di prevedere in anticipo cosa potrebbe servire.
Durante il terremoto: quei secondi che sembrano eterni
Quando ci sorprende una scossa, la reazione istintiva è quella di correre fuori. Questo è proprio uno dei comportamenti da evitare: se sei in un ambiente chiuso non precipitarti verso balcone, scale o ascensore, perché sono tra i punti più vulnerabili dell’edificio. Resta vicino a elementi strutturali resistenti, oppure ripara sotto un letto o un tavolo robusto, lontano da finestre, vetri, mobili e scaffalature. Al centro della stanza, rischi invece di essere colpito da intonaco, controsoffitti o oggetti che cadono.
Resta dove sei fino alla fine della scossa: uscire in corso di terremoto è quasi sempre più pericoloso che restare al riparo. L’obiettivo, in questi secondi, non è lasciare l’edificio il più in fretta possibile, ma proteggersi dalla caduta di oggetti e materiali, nell’aspettare che tutto si fermi. Se ti trovi all’aperto allontanati da edifici, cornicioni, tegole, alberi, lampioni e linee elettriche. Se sei in auto, accosta in uno spazio libero, evitando ponti o strutture che potrebbero crollare.
Subito dopo la scossa
La prima cosa da fare è verificare le condizioni delle persone che sono con noi e se necessario prestare i primi soccorsi. Esci con calma verso il punto di raccolta previsto dal piano di protezione civile comunale o condominiale: fallo con prudenza, indossando scarpe chiuse per proteggerti da vetri e detriti e prestando attenzione alle scale, che potrebbero essere state danneggiate. Se puoi farlo senza esporti a ulteriori rischi, puoi chiudere gas, acqua ed elettricità prima di lasciare l’abitazione.
Ricorda che dopo la scossa principale possono verificarsi repliche anche nelle ore o nei giorni successivi. Inoltre, un edificio apparentemente integro può aver subito danni non immediatamente visibili. Per questo, non rientrare in un’abitazione danneggiata per recuperare oggetti personali e, dopo una forte scossa, attendi il via libera delle autorità prima di rientrare: saranno i tecnici incaricati dei sopralluoghi a stabilire se l’edificio è realmente sicuro.
Per comunicare con i familiari preferisci SMS o messaggistica, evitando di sovraccaricare le linee telefoniche, che nelle emergenze possono rimanere congestionate a lungo.
E la casa? Quando serve una verifica tecnica
È qui che entra in gioco il mio lavoro di esperto strutturista: una crepa, un distacco di intonaco o una porta che improvvisamente non si chiude più, dopo una scossa non possono essere interpretati automaticamente come un danno strutturale, ma sono segnali che meritano attenzione, specie se prima del terremoto non erano presenti.
La valutazione riguarda eventuali deformazioni, cedimenti, fessurazioni, danni agli elementi strutturali e, quando necessario, anche le condizioni del terreno con l’aiuto di un geologo.
Affidarsi fin dall’inizio a un professionista esperto in sicurezza sismica e ricostruzione post terremoto significa affrontare ogni fase con maggiore consapevolezza, al riparo da decisioni affrettate e supportati nel creare le basi per un rientro nell’edificio in piena sicurezza.