Come capire se una casa danneggiata dal terremoto può essere riparata o richiede un intervento più importante
Se arriva un’altra scossa, la mia casa può resistere?
È una delle domande che assilla chi ha vissuto un terremoto, ma la risposta, per quanto possa sembrare urgente, non può essere data osservando solo una fotografia o una singola crepa. Anche un professionista con molti anni di esperienza ha bisogno di conoscere l’edificio, i danni subiti e le sue condizioni strutturali prima di esprimere una valutazione attendibile.
Del resto, lo capisco bene: sono cresciuto in una delle aree d’Italia più esposte al rischio sismico e so quanto pesi l’incertezza in quei momenti. Proprio per questo il mio lavoro inizia sempre da un’analisi molto rigorosa, mentre mi tengo ben lontano da rassicurazioni generiche. Il punto da cui partire, quindi, non è decidere immediatamente se demolire o ristrutturare: solo dopo sopralluoghi, rilievi, indagini e verifiche strutturali è possibile confrontare le diverse soluzioni e scegliere quella più sicura, tecnicamente ed economicamente sostenibile.
Come spiego nella guida dedicata alle prime fasi dopo il terremoto, la prima regola in questo momento è non rientrare in un edificio lesionato se ne è stata vietata l’utilizzazione, o se presenta condizioni di pericolo. Le verifiche di agibilità svolte nella fase emergenziale hanno sempre carattere speditivo e non sostituiscono una diagnosi strutturale completa con sopralluogo, rilievo dei danni e, quando serve, indagini diagnostiche mirate.
Due edifici simili sotto lo stesso sisma possono infatti comportarsi in modo molto diverso, quindi ogni caso va valutato singolarmente.
Riparare, rinforzare o ricostruire da zero?
La scelta nasce da una valutazione tecnica dell’edificio nel suo complesso. Occorre analizzare la documentazione disponibile, la storia costruttiva, il quadro fessurativo e sondare lo stato di murature, solai, travi, pilastri e fondazioni. Quando necessario, la diagnosi è completata con indagini strumentali e prove non distruttive (PND) – o distruttive – sui materiali.
Tutto dipende dall’entità del danno e dal rapporto costi-benefici: con una struttura ancora recuperabile e danni circoscritti come le lesioni non passanti – che non compromettono la complessiva capacità portante – può essere sufficiente un intervento di riparazione o rafforzamento locale, finalizzato a eliminare specifiche vulnerabilità. Negli immobili di valore storico e in generale nei centri storici, spesso soggetti a vincoli comunali, il recupero resta la strada preferibile anche per motivi normativi e urbanistici.
Quando le criticità riguardano invece il comportamento statico complessivo dell’edificio, può essere necessario un intervento strutturale di miglioramento sismico, che è la soluzione più diffusa quando vincoli architettonici, uso dell’immobile o budget rendono difficile un adeguamento completo. Oppure in determinate condizioni previste dalla normativa, l’intervento strutturale verte sull’adeguamento sismico, che pone l’edificio al medesimo grado di sicurezza di quello previsto per le nuove costruzioni ed è obbligatorio in caso di ampliamenti strutturali, sopraelevazione o significativi cambi d’uso.
La demolizione con ricostruzione è oggetto di valutazione quando il danno e le condizioni dell’edificio rendono il recupero tecnicamente non conveniente o non compatibile con gli obiettivi di sicurezza. Nei territori colpiti da specifici eventi sismici, inoltre, le norme sulla ricostruzione possono impattare su procedure, categorie di intervento e criteri di contributo differenti.
In tutto questo percorso le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018) disciplinano la valutazione e la progettazione degli interventi, mentre l’interlocutore tecnico di riferimento è l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione, che dialoga con i Comuni per gli aspetti urbanistici e paesaggistici.
Il mio compito di ingegnere strutturista è trasformare tutto questo iter complesso in un percorso chiaro, per restituire a famiglie e imprese sicurezza e serenità al più presto.
Come si calcola quanto costa?
Si parte dal danno effettivo, dalle caratteristiche della struttura, dalle opere necessarie per raggiungere il livello di sicurezza richiesto e dal quotare gli eventuali interventi architettonici e impiantistici collegati.
Devono poi essere considerate le regole vigenti per i contributi alla ricostruzione post-sisma, che determinano costi ammissibili, parametri e modalità di finanziamento differenti. Per questo la valutazione economica deve essere preparata insieme alla diagnosi tecnica e all’analisi dell’iter amministrativo.
Affidarsi fin dall’inizio a un professionista esperto in sicurezza sismica e ricostruzione post terremoto significa affrontare ogni fase con maggiore consapevolezza, al riparo da decisioni affrettate e supportati nel creare le basi per un rientro nell’edificio in piena sicurezza.